La Commissione UE propone nuove norme contro i rifiuti in plastica

La Commissione Europea, nel quadro della strategia UE per ridurre i rifiuti plastici, ha presentato una proposta di direttiva che prevede il divieto di vendita di stoviglie, cannucce, agitatori per bevande, bastoncini di cotone per le orecchie e bastoncini per palloncini in plastica. Entro il 2025, inoltre, gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande.

plastica-1-1-990x577La proposta, che vuole creare un’ economia circolare per la plastica, dovrà’ essere ora approvata da Europarlamento e dal Consiglio europeo. Per i contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica, inoltre, gli Stati membri dovranno fissare obiettivi nazionali di riduzione. I contenitori per bevande saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi restano attaccati. “La proposta della Commissione europea contro l’inquinamento da plastica – – ha sottolineato l’ europarlamentare, Simona Bonafè – rappresenta un passo importante nel solco del rispetto dell’ambiente già tracciato con le direttive sull’economia circolare da poco approvate”.

Un ruolo cruciale nella lotta all’uso dei prodotti di plastica ce l’ avranno i produttori che dovranno contribuire a coprire i costi di gestione e bonifica dei rifiuti. Fanno parte di questa categoria: contenitori per alimenti, pacchetti e involucri, contenitori e tazze per bevande, mozziconi di sigarette, salviette umidificate, palloncini e borse di plastica in materiale leggero.

E’ stato stimato che, nel complesso, queste nuove regole dovrebbero evitare l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, il risparmio di 22 miliardi di euro entro il 2030 in termini di danni ambientali, e di un risparmio per i consumatori di 6,5 miliardi di euro. Nello stesso giorno in cui è stata presentata la proposta di direttiva, l’ Ocse ha diffuso dati sul riciclo della plastica: nel mondo solo il 15% della plastica viene riciclato (30% in Europa, 10% negli Usa), mentre il 25% viene bruciato in inceneritori o in termovalorizzatori il restante 60% va in discarica, viene bruciato all’aperto (con produzione di CO2 ed inquinanti), o finisce nell’ambiente.

(Fonte: Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile)