COP 21: il testo aggiornato dell’Accordo

[Source: SUSDEF] Ora si fa sul serio. Il ritmo della conferenza sul clima è cambiato. L’obiettivo è a portata di mano ma allo stesso tempo ancora inafferrabile. 
Pochi minuti dopo le 15 di mercoledì, in plenaria, il presidente della conferenza sul clima, Laurent Fabius, ha consegnato ai delegati un testo ridotto dalle 48 pagine originarie a 29. Due terzi delle parentesi sono caduti.
Alcuni nodi si sciolgono, altri permangono. (leggi il testo della bozza).

Due obiettivi importanti sono stati raggiunti. Il primo è che nel testo è stata inserita una clausola (a pagina 2, articolo 1, definizioni) che permette all’accordo di essere automaticamente incluso all’interno della convenzione per la difesa del clima che gli Stati Uniti hanno già firmato. Obama non rischia la bocciatura da parte del Congresso. Gli Stati Uniti sono a bordo e infatti il segretario di Stato, John Kerry, ha annunciato che gli Usa raddoppieranno il loro contributo in sussidi per azioni di adattamento climatico portandolo da 430 a 860 milioni di dollari entro il 2020.

Il secondo punto positivo è che i paesi industrializzati hanno accettato di far partire la trattativa sui finanziamenti per il trasferimento delle tecnologie pulite dalla base di 100 miliardi di dollari annuali al 2020, che è il punto di arrivo della fase negoziale iniziata alla conferenza sul cima di Copenaghen (2009).

Uno snodo decisivo riguarda poi la necessità di raddoppiare gli impegni già presi dai singoli paesi in modo volontario: solo così si potrà riuscire a raggiungere i tagli di emissioni serra necessari a restare al di sotto di un aumento di temperatura di 2 gradi. Tutti parlano di una revisione, ma sulla data e sulle modalità la conferenza è ancora in alto mare.

Infine c’è il capitolo del meccanismo di monitoraggio, reporting e verifica. Senza i controlli l’accordo è scritto sull’acqua. Ma non tutti i paesi hanno le strutture necessarie a garantire misurazioni attendibili. Ancora una volta si torna al capitolo fondi.

Sembrano nodi già conosciuti e non efficacemente affrontati in più di una conferenza, ma la novità è che questa volta le proposte di investimento green da parte di attori privati sono consistenti. Forse si riuscirà a far combaciare questa disponibilità con le richieste dei paesi.

Alcuni delegati in queste ore hanno cominciato a scommettere sul momento di chiusura: venerdì sera? Sabato? O addirittura domenica? Durante le Cop il ritardo è un’abitudine, 24 ore sono la media.

Ma questa conferenza è anomala: potrebbe addirittura chiudersi in tempo.